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07 iunie 2026
Articole

Tolti ai genitori per uno sculaccione E la Norvegia scende in piazza

  • 18 aprilie 2016
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Austria, Romania, Belgio, Germania, Hawaii, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Svezia, Polonia: sono solo alcuni dei venti Paesi in cui il 16 aprile parte la protesta intitolata «La Norvegia restituisca i bambini alla famiglia Bodnariu». La manifestazione globale chiede il cambiamento della policy della Barnevernet, i servizi sociali norvegesi, e la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno è stato proprio il caso della coppia Bodnariu, alla quale a novembre sono stati tolti i figli di punto in bianco per motivi ancora non chiari, ma indubbiamente con facilità e leggerezza come è avvenuto in molti altri casi. Per una tirata d’orecchi, per una sculacciata o, secondo i documenti che l’avvocato difensore ha finalmente ottenuto dai servizi sociali, a causa dei principi cristiani radicali con i quali i Bodnariu stavano indottrinando i loro figli? Non si sa ancora se nella decisione pesi il pregiudizio religioso o la legge che considera reato ogni forma di correzione fisica, ma la condotta della Barnevernet è ormai notoriamente e trasversalmente criticata e in rete proliferano siti e organizzazioni che ne denunciano le discriminazioni e l’atteggiamento poliziesco.

Senza umanità

In Norvegia sono severamente ed espressamente vietate le pene corporali sui bambini e uno dei temi caldi sta diventando proprio l’estrema disinvoltura (vera o presunta) con la quale i servizi sociali separano genitori e prole. Al punto che anche un semplice schiaffo può diventare un pretesto valido per togliere un figlio a un genitore, a sentire i detrattori di questa politica giusta, ma (pare) applicata senza umanità.

Marius e Ruth

È successo ai coniugi Bodnariu e a molte altre coppie. Troppe. Marius e Ruth Bodnariu vivono in Norvegia da 10 anni e hanno 5 bambini: Eliana (10 anni), Noemi (8 anni), Matei (5 anni), Ioan (2 anni) e Ezekiel (4 mesi). Marius è laureato in Ingegneria dei Sistemi e Informatica e Ruth è infermiera pediatrica presso l’ospedale della città di Forde. Lei è norvegese da generazioni e lui rumeno. Insieme abitano in una casa moderna con vista su un fiordo e, stando alle cronache, hanno il vizio di distribuire qualche sculacciata per educare i figli, i quali però non hanno mai dichiarato abusi gravi né evidenziato alcun segno di violenza fisica. Peccato che in Norvegia anche solo sfiorare un bambino sia considerato illegale e punibile con una dura pena e con l’intervento dei servizi sociali. Un giorno, in seguito alla lettera della direttrice della scuola delle figlie maggiori (che avevano confessato alle compagne alcuni castighi subiti), Marius e Ruth ricevono la visita di alcuni sconosciuti a bordo di due auto nere e da quel giorno i loro figli vengono allontanati. Successivamente la coppia, che nell’immediato è stata arrestata, ha potuto incontrare i tre piccoli e mai più le due figlie maggiori, mentre a un certo punto il piccolo Ezechiel è stato restituito alle cure della mamma (che lo stava allattando). 

La Barnevernet

Secondo le proteste lo stato norvegese, tramite l’istituto di protezione dei bambini chiamato Barnevernet, ha sottratto loro i bambini, poi collocati presso tre diverse famiglie, senza rispettare la procedura legale preliminare e senza un’indagine tesa ad accertare lo stato psico-fisico o emozionale dei piccoli. Ma Marius e Ruth non ci stanno e scendono in campo contro il governo, accusandolo anche di una discriminazione religiosa-razziale (Marius è rumeno ed entrambi sono cristiani evangelici) nell’applicazione dei provvedimenti pro-minori. Ruth ammette di aver somministrato, insieme al marito, punizioni corporali lievi ai figli, ma solo occasionalmente e dichiara anche di non aver mai avuto la minima consapevolezza della gravità di una sberla, considerandola un castigo lecito e normale. All’indomani dell’allontanamento dei minori sembrava dovesse esserci un incontro, ma l’agenda è stata stravolta quotidianamente e i due genitori, disperati per la separazione, si sono sentiti prevaricati e lesi nei loro diritti. 

La Norvegia è antesignana

È dal 1981 che la Norvegia vanta l’esistenza di un mediatore famigliare per i diritti dei bambini e il percorso di mediazione famigliare (obbligatorio) oltre a intervenire nei casi di separazione valuta anche le capacità genitoriali. La Barnevernet è l’orgoglio norvegese e questo Paese nordico si è sempre detto fiero delle politiche innovative nel settore. Ora però sembra che la pratica di allontanare i figli dai genitori sia utilizzata con eccessiva disinvoltura e sia spesso carente di prove, mentre le decisioni bruciano i tempi e talvolta bypassano le procedure legali e non tengono in giusta considerazione l’impatto emotivo e psicologico di un allontanamento (anche se il genitore non è totalmente adeguato). Oltre a Ruth e Marius, il cui caso sta avendo grande risonanza, altre coppie si sono viste sottrarre per ragioni discutibili i propri figli dai servizi sociali norvegesi (e c’è chi dice che i casi di immigrati siano incomprensibilmente più numerosi) e le proteste aumentano. Ma la Norvegia continua a difendere strenuamente i servizi di protezione del bambino, nei quali è stata pioniera e successivamente molto imitata da altre nazioni. 

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/16_aprile_14/figli-tolti-genitori-uno-schiaffo-norvegia-piazza-ora-basta-3a81648a-0257-11e6-9796-0a5377add6e6.shtml

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